Il blog di Martino Della Vedova

Un pomeriggio di lentezza

Un pomeriggio di lentezza

Tartaruga

Oggi non c’è nulla che cambierei. Un po’ di lo-fi nelle cuffie, un sole sgargiante che dopo aver irradiato il mio giardino ora è andato ad innaffiare quello del vicino. Che poi, è tutto un unico grande giardino.

Un pranzo a base vegetale, con piselli riso melanzane e broccoli ai quattro angoli del piatto, mi ha calmato la fame e dato molta energia. Mia madre, con cui ritorno a condividere il mio tempo dopo alcuni anni di assenza, mi appare più giovane che mai. La bella stagione sta cominciando… che poi, c’è una stagione che non sia bella? O forse dovrei dire: esistono davvero le stagioni? L’imperfetta impermanenza della vita, questo valzer in cui nessuno può non saper ballare, dove non ci sono passi sbagliati, se non quelli che schiacciano i piedi agli altri, coinvolge la totalità di ogni cosa, e dimostra che se ci si muove insieme, si arriva più lontano.

Il mio giardino è sempre stato pieno di sassi, bellissimi sassi, sparsi sulla superficie per evitare l’esagerato crescere dell’erba. Sta per sbocciare la primavera ed ogni mattino il giardino mi appare sempre più verde. I sassi sono stati sormontati. La lotta per arginare la natura è una lotta senza una logica, senza uno scopo, senza un senso. Siamo noi a doverci ritagliare un piccolo spazio all’interno di essa, e non lei a dover sottostare a noi. Che poi noi e lei siamo la stessa cosa. Siamo parte dello stesso immenso universo.

Questo pomeriggio ho deciso di pensare che contemplare la natura è un’attività a tempo pieno. Produttiva, istruttiva, coinvolgente, intraprendente. Ci vuole coraggio a fermarsi e dire: oggi osserverò la natura. Mi è stato assegnato un piccolo angolino di mondo, il mio giardino, di cui prendermi cura. Mi è stato dato in prestito, temporaneamente. Siamo nati per prenderci cura di qualcos’altro. Siamo infinite sorgenti d’amore che straripa e abbiamo bisogno di versare altrove. Ho deciso che questo sarà un pomeriggio dedicato alla lentezza.

Achille, la nostra tartaruga (che poi cosa vuol dire ”nostra”?), si muoveva tra frasche ed ora chissà dove si sarà nascosta. L’ho osservata per qualche minuto e l’ho trovata agilissima, sveltissima nei suoi movimenti. Chi l’ha detto che le tartarughe sono lente? A volte un cambio di percezione, un abbandono volontario dei soliti schemi, apre le porte ad una nuova realtà.

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